Cari lettori, bentornati nel blog de La Borsa della Spesa! È iniziato il Carnevale!!! Frappe, castagnole, dolci regionali tradizionali…state già facendo il pieno? Come darvi torto! Oggi, però, vogliamo darvi un’altra chiave di lettura di tutto quello che finora ha simboleggiato questa festa. Un altro modo di pensare al Carnevale, con più attenzione alla sostenibilità ambientale e per la nostra salute.
Il Carnevale è, per antonomasia, il periodo dell’eccesso, dello scherzo e del ribaltamento delle regole ma, se scaviamo sotto la superficie di coriandoli e zucchero a velo, scopriamo che questa festa affonda le sue radici in una filosofia che oggi definiremmo “Zero Waste”. Molto prima che la sostenibilità diventasse un imperativo moderno, i nostri nonni praticavano il recupero alimentare come forma d’arte, trasformando la necessità in virtù.
Carne-levare
Il termine stesso “Carnevale” deriva dal latino carnem levare (“togliere la carne”). Storicamente, era l’ultimo banchetto prima dei quaranta giorni di magro della Quaresima. In un’epoca in cui non esistevano i frigoriferi, questo significava una cosa sola: bisognava finire tutto! Uova, strutto, burro e rimasugli di carne dovevano sparire dalle dispense per evitare che andassero a male durante il periodo di digiuno. Il Carnevale non era nato per sprecare ma per celebrare l’abbondanza residua.
I dolci della dispensa… nati con “nulla”
Se guardiamo alle ricette tradizionali regionali, notiamo che i dolci di Carnevale sono tra i più semplici e ingegnosi della nostra gastronomia. Le frappe, ad esempio, chiamate anche chiacchere o galano o bugie, hanno un impasto poverissimo, di farina e uova, fritto per dare volume e sazietà.
Ma l’esempio più lampante di cucina del riciclo è il migliaccio campano. In origine, questa torta si preparava con il miglio (da cui il nome) ma, nel tempo, è diventata il simbolo del recupero del pane raffermo o del semolino avanzato, arricchito con la ricotta fresca e profumato con le bucce degli agrumi invernali. È la prova che la pasticceria di festa può nascere anche da ciò che considereremmo “scarto”.
Come applicare la “filosofia del recupero” oggi
Per onorare la nostra tradizione dolciaria senza pesare sul pianeta, oggi vi vogliamo invitare a guardare la vostra dispensa con occhi nuovi. Ad esempio:
- Se hai panificato in casa e ti è rimasto un eccesso di lievito madre, l’esubero, non gettarlo. È la base perfetta per frittelle rustiche che, una volta passate nello zucchero e nella cannella, diventano un dolce incredibile!
- Invece di acquistare aromi sintetici in fialetta, usa le bucce di arance e limoni biologici. Puoi essiccarle e polverizzarle o grattugiarle fresche negli impasti. È il modo più ecologico per dare quel profumo agrumato tipico dei dolci fritti.
- A carnevale si utilizzano tante uova. Se usi molti tuorli per le creme, non dimenticare gli albumi: possono diventare meringhe leggere o essere aggiunti a torte soffici sempre in un’ottica di riduzione degli sprechi.
Sapevate che il fritto, un tempo era “sostenibile”?
Oggi guardiamo al fritto con sospetto ma un tempo la frittura era un metodo di cottura intelligente per rendere commestibili e appetibili anche ingredienti poveri o “vecchi”. Lo strutto avanzato veniva usato come combustibile alimentare, permettendo di cuocere velocemente grandi quantità di cibo per la comunità.
Un consiglio smart: Se decidi di friggere le tue chiacchiere, filtra l’olio usato e portalo nei centri di raccolta. Un litro di olio esausto, se gestito correttamente, può essere trasformato in biodiesel, chiudendo perfettamente il cerchio dell’economia circolare.
Quest’anno ti proponiamo una sfida: organizza un Carnevale 100% Zero Waste! Inizia svuotando la dispensa e sperimenta una delle nostre idee di recupero.
Quale ingrediente ‘dimenticato’ trasformerai nel tuo prossimo dolce? Scrivicelo su Facebook e Instagram e ispiriamo insieme tutta la community de La Borsa della Spesa!
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